Compagnia

La compagnia Teatro Solare nasce a Fiesole nel 2019 con Ludovico Fededegni attore, Erik Haglund attore e organizzatore, Claudia Costantini organizzatrice, Alessandra Francolini attrice, Elena Martongelli scenografa e Daniele Caini regista in seno ad un laboratorio di co-creazione composto da artisti e amatori.

Il nucleo di giovani professionisti si costituisce in compagnia – a partire dalla tradizionale esperienza di teatro di comunità – per formare una rete di artisti indipendenti di diverse provenienze aperta alle nuove generazioni e rivolta ad un pubblico più ampio nazionale e internazionale.
Si uniscono poi Angela Burico attrice e regista, Maria Durbà ballerina, Stefano Iagulli attore e Rossella Fava attrice.
Oggi Teatro Solare supporta tre giovani formazioni tra Firenze e Milano.

IN UNA NOTTE DI TEMPORALE

Di e con Elena Martongelli e Daniele Caini in collaborazione con Gold.

In una notte di temporale è una lettura abitata dell’opera di Yuichi Kimura. Entriamo in una notte buia carica d’acqua e di elettricità, è Elena che custodisce questo spazio e che ci accompagna, mette ognuno al proprio posto accanto ad un altro e inizia il racconto.
La storia prende vita prima sotto, accanto e poi tutt’intorno. Vibra e si accende, ne sentiamo perfino l’odore. Così si anima il racconto di un’improbabile amicizia tra un lupo ed una capra, un incontro che parla al cuore di ambivalenza, ambiguità e possibilità.

Disponibile in realtà e in realtà virtuale.

IL VOLO DI L

Di e con Angela Burico, con Edoardo Groppler, María Durbá e Alessandra Francolini.

Liberamente ispirato a “Il Volo Oceanico” di Bertolt Brecht.
Intorno ad un tavolo viene eseguita una partitura onirica e sognante in cui le voci e gli oggetti generano ambienti, evocano presenze. L’ascoltatore viene accompagnato dentro il racconto, liberando l’immaginazione, senza mostrare i personaggi e le ambientazioni ma creandole, con l’uso della voce e del suono.
L, primo uomo nella storia a sorvolare l’Oceano Atlantico con un piccolo aereo a motore, è tanto colui che sfida le leggi della natura per spingersi oltre il mondo già conosciuto, quanto un essere fragile che si trova a fronteggiare la Natura ed i propri limiti fisici e psichici.
E’ un contrasto tra l’immagine pubblica dell’uomo eroe veicolata dai mezzi di comunicazione e l’intima realtà emotiva di un essere umano.

JUDITH

Di Angela Burico con María Durbá.

L’attrice racconta e a tratti fa apparire la figura ora assorta, ora dimessa, ora in ribellione, ora ironica della donna nei secoli.
Il racconto percorre la storia letteraria del genere femminile, immagina una possibile sorella di William Shakespeare il cui destino sarà molto diverso da quello del poeta. Attraverso il progressivo strutturarsi di un’antropologia femminista, la causa delle donne si sposa con quella di tutte le minoranze, la ricerca di un nuovo ordine delle cose si scontra con la contemporanea società del consumo.

Un monologo tratto da Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, adatto ad ogni spazio, ad esempio la scuola dove può prendere il posto di una lezione ed accompagnarsi ad un confronto dove gli studenti sono chiamati ad intervenire. L’argomento è la storia letteraria della donna e la sua esclusione dalla cultura fino al ‘900. Un racconto di emancipazione che arriva fino all’era del capitalismo.

MATER 2.0

Di e con Rossella Fava.

Mater 2.0 è uno spettacolo teatrale scritto dopo un lungo percorso di indagine intorno al tema della maternità, ed in particolare della “gestazione per altri”(GPA). La scintilla che ha acceso la mia ricerca è stata la lettura di un articolo che aveva come titolo “Il nuovo volto della prostituzione femminile: la surrogazione di maternità”. Da quel momento ho approfondito lo studio del panorama del pensiero politico, le contraddizioni etiche, le tensioni sociali, il comportamento della giurisprudenza dei vari paesi intorno al tema, e sul lavoro delle cliniche che in tutto il mondo offrono una soluzione al problema della sterilità o tutelano i diritti delle donne che partoriscono figli per altri.

 Sullo sfondo dell’ avanzare delle tecniche mediche, della crisi del principio del Mater semper certa est e del concetto tradizionale di famiglia naturale, cosa significa oggi desiderare un figlio e perchè la genitorialità ha sede nella relazione col bambino e non nel legame genetico? La mia esigenza è stata presto quella di conoscere i protagonisti reali di questa faccenda, e così ho svolto delle interviste a genitori intenzionali e madri gestanti (provenienti da diverse nazioni), psichiatri, esperti in medicina riproduttiva ed avvocati che hanno chiarito tutti quegli aspetti che dai media tradizionali vengono trasmessi per lo più in maniera parziale e politicizzata. Da questo archivio di cronache è nato Mater 2.0 (titolo provvisorio). La trama racconta di una scrittrice che sta tentando di ricostruire la storia di Carmela e Silvia, due donne “in attesa”: l’ una madre biologica, l’ altra madre intenzionale della stessa bimba che sta per nascere. Chi è madre? Chi la bambina la partorisce o chi la desidera e la cresce? Nella costruzione della trama, centrale è stata per me la riflessione sulle condizioni a partire dalle quali nascono le scelte dei personaggi: da un lato l’ impossibilità di avere un figlio per una condizione di sterilità, dall’ altra quella di riuscire a crescerlo perchè non si hanno i soldi. Le due donne ci raccontano e rivivono (come in un flashback) le vicende della loro storia mettendo a nudo con toni taglienti e senza epurazioni i loro pensieri, desideri e aspirazioni più recondite. Gli interni familiari diventano allora una via d’ uscita, o forse il riparo da un “fuori” che sembra frantumare ogni loro possibilità/desiderio di realizzazione. Il fuori è l’ Italia, la cultura e i divieti che ancora oggi si interpongono fra l’ individuo e il diritto alla genitorialità o la libera scelta di una donna di fare ciò che vuole con il proprio corpo, e che porteranno le due protagoniste ad oltrepassare i limiti imposti dalla legge. Che impatto che ha in noi l’ idea di poter dare un valore di mercato ad una gravidanza, ad un futuro essere umano, o quella di considerare una madre gestante una lavoratrice? Così, se appare impossibile collocarsi eticamente sulla questione, scenicamente nel corpo dell’attrice che interpreta le due madri si iscrive questa complessità, i segni della maternità o della sua assenza, fino al culmine dell’ immagine dell’ unica ricomposizione che sembra possibile: l’ omeòstasi nel ventre materno.

DECAMERON AL 7%

Di e con Ludovico Fededegni, Tano Mongelli, Paola Giannini.

Il Decameron è un compendio dell’Italia: dialetti, culture, società, vicende, dall’Alpe a Sicilia dovunque è Boccaccio. Da un presente di divisioni ritroviamo nella varietà delle lingue e nella popolarità del racconto un’unità culturale fra le terre e le tradizioni del Paese: le novelle raccolte da Boccaccio venivano tramandate da bocca a orecchio da secoli. E per restituirle a quelle bocche e a quelle orecchie odierne verranno aperte con la chiave dei dialetti con cui nacquero, per ritrovarne la vita e la frequentabilità che lo standard boccaccesco stenta ad avere. I ragazzi della cornice non superano i 28 anni. Vivono un mondo abbrutito: ladri, flagellanti, mitomani. La peste ha aperto il vaso di Pandora. Ma Pampinea, leader del gruppo, risponde chiaramente: sconfiggere il male con canti, balli e teatro, quasi a voler dimostrare che il problema non sia la peste in sé ma il punto di vista sull’epidemia. Ed è esattamente questa capacità di leggere il mondo, prerogativa dei giovani di tutte le ere, che cercheremo di incendiare col nostro concerto. Già, “concerto”. Perché assoluta protagonista sarà la musica dal vivo che sosterrà ogni novella non solo “musicalmente”. Strumenti musicali d’ogni sorta creeranno sia le atmosfere mercantili, monastiche e di corte sia diventeranno veri e propri attori capaci di trasformarsi e trasformare lo spazio scenico: da una barca a remi di birimbao a pasti luculliani a base di tammorre e campane tibetane.

Informazioni e distribuzione

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